Hontai Yoshin Ryu Immagine 1.
 
 
Hontai Yoshin Ryu Immagine 2.
 
 
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HONTAI YOSHIN RYU
 
Hontai Yoshin Ryu.
 
Come per molte ko ryu (scuole antiche) Giapponesi coesistono vari racconti sulle origini dello Yoshin Ryu tramandati distintamente dai vari rami della scuola che si sono diffusi nel corso dei secoli. Nel nostro Dojo la pratica di questo Ryu avviene sotto la guida del M° Stelvio Sciutto (Okuden), quindi di Soke Kyoichi Inoue Munenori, 19^ generazione della Hontai Yoshin Ryu. Per quanto riguarda le notizie storiche circa le origini, quindi, ma soprattutto per approfondire la conoscenza degli elementi caratterizzanti del Ryu facciamo riferimento a quanto ampiamente documentato dal M° Sciutto sul sito ufficiale della scuola in Italia:
 
Hontai Yoshin Ryu.
 
 
In questa sede ci limiteremo pertanto a soffermarci soltanto su alcune considerazioni del tutto personali riguardanti alcuni aspetti legati alla pratica di questa ko ryu.
 
La Hontai Yoshin Ryu è una scuola di sogobudo, ovvero una scuola che studia tecniche di combattimento con l'uso di varie armi quali tachi e ko dachi (spada lunga e corta) o cho bo ed han bo (bastone lungo e medio) oltre al combattimento corpo a corpo e  sia nei kata armati che nei kata a mano nuda più antichi vi sono chiaramente riconoscibili i caratteri distintivi delle scuole di armi della casta dei Samurai. Infatti tutte le tecniche praticate sono tese prevalentemente a fronteggiare un avversario armato di spada oppure potenzialmente armato di ko dachi o tanto (coltello). Per questa ragione tutti i kajo (tecniche) tendono ad eliminare l'avversario nella maniera più rapida possibile, a volte addirittura anticipandone le azioni, nel tentativo di evitare il prolungamento del combattimento.
 
Dopo l'epoca Edo, quando gli scontri divennero sempre meno frequenti e le discipline di combattimento corpo a corpo iniziarono a perdere una reale importanza strategica e militare anche a seguito della diffusione in Giappone delle armi da fuoco, la scuola seppe adattarsi all'evolversi dei tempi in modo mirabile: tutti i concetti applicati fino ad allora in combattimento divennero strumenti per migliorare il praticante adepto. Lo studio della posizione, del tai sabaki (spostamento del corpo) e del kuzushi (squilibrio), del tempo, del ritmo, del ki, la ricerca del vuoto e del pieno, del kiai e del kime erano state fino al 1600 "armi" nelle mani dei Bushi. Oggi invece, grazie all'introduzione di kata che permettono di studiare questi concetti chiave in maniera dapprima selettiva poi in modo sempre più omogeneo, il praticante viene guidato in maniera graduale all'interno di un percorso formativo che conduce ad una piena consapevolezza delle proprie potenzialità. Tutto ciò avviene in modo molto naturale, intuitivo e semplice: la pratica dei kata continua, costante ed assidua, sotto la guida di un Maestro che ha esclusivamente la funzione di "stimolare" e "guidare" nella giusta direzione il cammino del principiante, incrementa gradualmente la capacità di controllo del "se", inteso come unione di mente spirito e corpo, in relazione agli stimoli provenienti da un compagno di allenamento che in questo contesto ricopre il ruolo non di aggressore, bensì di "veicolo" degli insegnamenti della scuola.
 
Da tutto ciò si evince quanto la metodologia didattica della Hontai Yoshin Ryu  si giovi pienamente dei suoi oltre quattrocento anni di storia e di continua evoluzione che però non ne hanno intaccato minimamente lo spirito originale. I kata più tradizionali ed antichi, infatti, vengono ancora oggi insegnati, ma soltanto dopo un lungo addestramento in quelli che sono considerati kata fondamentali: Gyaku no kata, Nage no kata ed Oku no kata. In queste forme base il principiante inizia a cimentarsi dapprima con leve articolari, proiezioni ed atemi (colpi al corpo) tenendo sempre presente che tutte le azioni portate sono mirate principalmente a creare una condizione di squilibrio nell'avversario mantenendo il pieno controllo del proprio e del suo corpo. Alla continua ricerca di kuzushi (squilibrio), però, presto ci si rende conto che la semplice "postura ed esecuzione corretta della tecnica" non è sufficiente a contrastare le azioni di un uke (compagno di allenamento in genere più esperto nella pratica) sempre più determinato, quindi la ricerca si sposta istintivamente in altri ambiti come ad esempio il tempo di esecuzione della tecnica o il giusto kime.
 
Obiettivo della pratica, col tempo, diventa la ricerca del controllo delle "forze" messe in moto da uke durante le azioni di aggressione, della sua energia e della sua determinazione che devono diventare armi nelle mani di un tori (chi esegue la tecnica/chi si difende) esperto.
 
I kata base, come altri kata superiori, sono composti apparentemente da un numero limitato di tecniche. Ognuna di queste, però, affronta una situazione diversa approfondendo un principio già appreso in precedenza, oppure, partendo da presupposti già acquisiti inserisce concetti nuovi che possono essere applicati di nuovo alle tecniche già apprese. Questo meccanismo apparentemente semplice di interscambiabilità tra le tecniche fa si che, partendo da principi base quali ju, ai e go (cedevole, armonioso e duro/in contrasto/in opposizione) il numero di combinazioni possibile tra attacchi e possibili tecniche di difesa diventi incredibilmente alto.
 
Talmente alto ed impossibile da valutare al punto che l'attenzione del praticante esperto viene distolta dalla semplice tecnica a vantaggio di una "sensibilizzazione" alle sensazioni che le varie situazioni di aggressione creano ed alle quali si impara a rispondere "semplicemente" utilizzando i principi che governano le energie.
 
Per far ciò occorre una mente libera da condizionamenti, immobile e rilassata, per far ciò occorre mushin (mente vuota). 
 
I kata della Hontai Yoshin Ryu hanno quindi molti livelli di lettura. Dapprima praticati ad un livello base, permettono al principiante di imparare a percepire le molteplici sensazioni che un potenziale aggressore trasmette durante le fasi d'attacco incentrando lo studio non tanto delle "tecniche di difesa", quanto sugli "stimoli sensoriali" cui si viene sottoposti durante le azioni tecniche ed ai quali si deve imparare a reagire secondo schemi motori apparentemente semplici.  Nel corso della pratica, però, il kata stesso si trasforma di volta in volta adattandosi all'esperienza di chi lo esegue ed arricchendosi di quegli elementi di studio e di ricerca che partono proprio dal mutare delle esigenze di apprendimento del praticante stesso e che vengono veicolati da un uke e da un Maestro accorto della crescita dell'allievo.
 
Su questa base ben strutturata ogni praticante correttamente formato impara autonomamente ad astrarre le proprie "applicazioni" tecniche dai concetti base, e queste, proprio perché personali, saranno sempre immediate, istintive e soprattutto adattate ad ogni situazione.
 
In conclusione il concetto universale comune a tutte le discipline marziali tradizionali di "massimo risultato con il minimo sforzo", in senso lato, nel caso di questo Ryu significa non solo una grande efficacia nelle tecniche e nei kata insegnati, ma anche aver saputo sviluppare una didattica moderna e funzionale, tesa ad educare il corpo e lo spirito dei praticanti, mantenendo però inalterato il patrimonio tecnico e culturale tramandatoci nel corso dei secoli. Un patrimonio che ci insegna ad essere "efficaci" in ogni ambito, ma che soprattutto ci insegna che per esserlo "con il minimo sforzo", nella vita, bisogna imparare ad applicarci con spirito di sacrificio.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
HOKUSAI
Il dramma no, Tokusa Kari.
Lottatori di sumo Takaneyama Yoichiemon e Sendagawa Kichigoro.